Giorgia Meloni: “Per me chiunque festeggi è un pazzo”.

Riportiamo l’intervista del nostro Presidente Nazionale, il Ministro Giorgia Meloni, sulla situazione venutasi a creare nell’ultima settimana all’interno del Popolo della Libertà.

Il ministro della Gioventù, rimasta con il governo, racconta la frattura fra i due leader. E afferma: “Pochi giorni fa la mia legge sulle comunità giovanili è stata respinta in aula da un gioco al tirassegno”

Tutti la cercano, tutti vogliono sapere come la pensa lei. Se non altro perché Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, è diventato il ministro più giovane della storia d’Italia anche grazie a Gianfranco Fini. E poi perché nella riunione che ha deciso l’espulsione dei suoi ex compagni di partito dal Pdl, è stata quella che ha cercato fino all’ultimo una mediazione, invocando una pausa di riflessione.

Ministro, sa cosa sussurrano le malelingue?
Cosa?

Che lei sia rimasta nel Pdl anche perché non voleva mettere a rischio la sua poltrona di ministro.

Una fesseria colossale. Perché non mi fa la domanda, allora?

Gliela faccio, infatti. Avrà contato anche quel rischio, no?
Guardi. Come è noto chi era nel governo ed è rimasto con Fini, non ha dovuto abbandonare il suo posto, come era ovvio. E poi…

Cosa?
Se giocassi al ruolo della calcolatrice cinica, avrei dovuto seguire Fini. Infatti, nessuno come lui mi ha dato opportunità in termini di incarichi. Restando nel Pdl non ho nessuna certezza, ed è giusto così.

Ma è vero che lei fino all’ultimo chiedeva una sospensione?
Guardi, l’ho detto a Berlusconi, non ho difficoltà a ripeterlo: con l’intervista di Fini al Foglio c’era una novità politica, bisognava metterla alla prova.

E nell’ufficio politico chi l’ha seguita?
Nessuno.

Si dice che lei abbia pensato di lasciare la politica, lei adesso lo smentirà…
Invece no: è vero. Sia chiaro, non voglio dare nessuna immagine lacrimevole, queste sono scelte serie, non è il libro Cuore…

Però?

Ho avuto chiaro che non c’è nulla di bello in questa spaccatura. E mi danno fastidio gli ultras che da una parte e dall’altra hanno stappato lo champagne. Se vuole sapere cosa penso di loro, credo che siano dei pazzi.

Che lei lo dica dei finiani lo do per assodato. Ma temo che lei non lo possa dire anche dei forzisti che hanno festeggiato la cacciata del “traditore”…
Sta scherzando? Per me chiunque festeggi è un pazzo. Questa rottura non rafforza nessuno, men che meno i nostalgici di Forza Italia.

In che senso?
Se qualcuno si illude che la cacciata dei finiani possa riportare indietro le lancette del tempo, per tornare a una sorta di super Forza Italia allargata a qualche indipendente fa male i suoi conti. Noi siamo il Pdl, e io sono una delle rappresentanti della cultura della destra dentro questo partito. Che non intende indietreggiare.

Torniamo alla tentazione di lasciare la politica. Non teme che dicendolo passi un messaggio di debolezza?
Affatto. Per me è un motivo di vanto. Quando smetti di considerare la politica come un passaggio transitorio della tua vita vuol dire che sei prigioniero di una carriera. Se pensi di dover tutelare una carriera non puoi più essere libero di fare nessuna scelta.

Lei davvero si sentiva libera di poter stare dalla parte di Fini?
Assolutamente sì. Non ero d’accordo, politicamente, con lui.

Da quando è in atto questo processo di distanziamento?
Da diverso tempo: tutto è iniziato sulle questioni della bioetica.

Ne avete parlato?
Ne abbiamo discusso diverse volte. Lui mi prendeva anche in giro…

In che senso?
Mi diceva: ‘Già, tu dici queste cose sulla procreazione perché sei una papista…’.

Come dargli torto?
(Sorride) Molto semplicemente: se io sono diventata una papista, lui è diventato un giacobino. Ma fuori da ogni battuta: io ho le mie idee, e non ho nessun senso di reverenza nei confronti del clero.

Certo, essendo d’accordo, vorrei vedere se lo dicesse.
Quando quest’estate ho dato il mio patrocinio a una campagna per l’educazione sessuale non ho avuto un momento di esitazione.

Come era il confronto fra lei e Fini su questi temi?
Lui mi incalzava. Un giorno mi ha detto: ‘Ma tu che sei donna, come fai ad essere contraria alla diagnosi pre-impianto, in un paese in cui c’è l’aborto?’.

Lei mi farà diventare finiano…
E invece io gli ho risposto una cosa di cui sono molto convinta: niente può eliminare il rischio che attraverso quello strumento si arrivi a una selezione genetica della specie. Chissà quanti cederebbero alla tentazione di eliminare, che so, un celiaco…

Quando vi siete sentiti l’ultima volta?
Una settimana fa.

Lui ha provato a convincerla ad aderire al gruppo?
Per nulla. Gianfranco non lo farebbe mai. Lui è convinto che in politica ognuno debba fare da solo le sue scelte.È sempre stata una delle sue doti, lo è ancora.

Adesso però dovrete accettare un partito sempre più leaderista.
E chi lo dice? Si racconta il Pdl come una caserma. Solo pochi giorni fa, la mia legge sulle comunità giovanili è stata respinta in aula da un gioco al tirassegno.

Anche questo ha avuto un peso nella sua scelta.
Tutto mi aspettavo tranne che su Il Secolo a un liberista radicale come Benedetto Della Vedova venisse affidato il compito di attaccarla

E in aula?
C’è l’imbarazzo della scelta. Martino ha sparato contro negando che si debbano fare politiche sociali, Barbareschi ha detto curiosamente che la creatività non si finanzia, e la Mussolini,coerentemente con il suo percorso, ha detto solo cose senza senso.

E questo cosa significa?
Che An era un partito molto più gerarchico. Una follia di questo tipo non sarebbe potuta accadere.

Allora la vuole lei la caserma?
Macché. Negli organi di partito si può dibattere fino alla morte. Poi, però, fuori si tiene la linea.

I dissidenti di An avevano violato questa regola?

Vuole che sia sincera? Le accuse di Granata a Mantovano sulle stragi di mafia erano francamente prive di senso.

Lei era finiana e ora è berlusconiana?
Io non concepisco la tentazione di catalogare la politica in base alla fedeltà alle persone.

No?
Dite quello che vi pare di me. Ma su una cosa non transigo. Si è fedeli alle idee in cui si crede.
Con le persone si deve essere leali. Il che significa che se uno ha una convinzione non la cambia in ossequio ad un leader.

Mi faccia un esempio.
Io sull’ingresso nel Pdl ero molto scettica. Mi ha convinto Gianfranco. Io a mia volta ho convinto altre persone. Adesso non posso dire che mi sono sbagliata perché lui ha cambiato idea.

A Berlusconi ha detto che non era d’accordo con il documento.
Gliel’ho già raccontato. Ho detto che quel gesto rischiava di indebolire tutti.

Ma lo stesso giorno Bocchino sparava a zero.
Ed è un’altra cosa che ho detto a Berlusconi: vi dovete parlare, perché sennò c’è il rischio che a decidere siano le seconde file.

Lei si sente una creatura di Fini?
Senza di lui non sarei diventata ministro a trent’anni. Ma non mi ha trovata sotto un cavolo.
Io ho vinto un congresso nel movimento giovanile per soli 16 voti dopo una battaglia spietata, dieci anni di militanza e cinque da consigliere provinciale di Roma.

Mi dica un altro punto di dissenso con i finiani
Un certo bisogno di piacere alla sinistra. Per dire: io parlo volentieri con questo giornale, antiberlusconiano al cubo.
Siete liberi di scrivere quello che volete, e io di fare quello che credo. Non amo la politica che cerca approvazioni sulla carta stampata.

Cosa non perdona agli oppositori?
Corriamo il rischio che la gente non capisca. Abbiamo i voti, la maggioranza, abbiamo vinto tutte le elezioni. Ci dividiamo su dei politicismi che in tempi di crisi nessuno capisce.

La questione morale, ministri e sottosegretari dimissionari l’hanno capita tutti.
Però è un problema che riguarda tutta la politica e che se diventa strumento di lotta correntizia perde qualsiasi senso.

Mi faccia un esempio.
Io credo che in Campania, Cosentino sia stato blindato da tutti gli attacchi di Bocchino. Se era debole, quella campagna lo ha rafforzato, perché ha costretto gli altri a fare quadrato.

La domanda delle cento pistole.
Oddìo, quale?

Quando si andrà al voto, lei sarà favorevole all’apparentamento per i suoi ex compagni?
Dipende da due cose. Se si vota a fine legislatura ovviamente sì. Se si vota prima della scadenza, e perché loro hanno fatto mancare i voti, no.

No?
No. La gente non ci capirebbe.

Da il Fatto Quotidiano del 3 agosto 2010

Noi non dimentichiamo la figura di Paolo Borsellino

Si è svolto questa mattina per le vie del centro di Pordenone, un volantinaggio della Giovane Italia per ricordare la figura di Paolo Borsellino, di cui in questi giorni è ricorso il 18 anniversario della scomparsa. Vi riporto qui di seguito il breve comunicato stampa:

“Paolo Borsellino era un Eroe nazionale – afferma Alberto Locatelli, Presidente provinciale della Giovane Italia – e il messaggio che ci ha lasciato è più che mai attuale. In numerose occasioni Borsellino si è rivolto direttamente alle giovani generazioni invitandole a combattere la mafia, vent’anni dopo sta a noi tenere ancora alta la guardia e portare avanti la battaglia per la legalità, indicando ai nostri coetanei, ma non solo, quali sono i veri eroi da prendere a modello. Eroe era Borsellino ma lo sono stati anche i cinque agenti della sua scorta morti nell’attentato di via d’Amelio, lo è stato Giovanni Falcone così come Peppino Impastato, lo sono tutti quelli che, con o senza una toga o una divisa, combattono quotidianamente la mafia e la criminalità”.

In ricordo di Paolo Borsellino

Pianificazione del territorio (26/04/2010)

Pdl, Zille professore al corso di formazione

Messaggero Veneto — 29 aprile 2010   pagina 02   sezione: PORDENONE

Ha preso il via il corso di formazione politica promosso dal coordinamento provinciale del Pdl in collaborazione con la Giovane Italia. In occasione del primo appuntamento, il responsabile della formazione, Nicola Zille, ha parlato di pianificazione del territorio. «E’ stato un momento importante – ha affermato – per portare l’esperienza di chi per nove anni ha retto da sindaco le sorti del suo paese, consapevole di averlo fatto dopo aver maturato una visione politica sul futuro del suo territorio». «Noi giovani del Pdl – continua Enrico Paludet, coordinatore del movimento giovanile – vogliamo accostarci alla politica con umiltà e voglia di imparare, e la formazione è il punto dal quale vogliamo partire. Essa ci darà gli strumenti necessari a comprendere molte dinamiche e ci permetterà di migliorare la nostra proposta politica. Penso sia stata questa consapevolezza la ragione del successo di partecipazione che abbiamo ottenuto. Un ringraziamento a Nicola Zille e ad Angioletto Tubaro per averci coinvolti». I prossimi appuntamenti saranno il 5, 12 e 18 maggio, sempre alle 19, nella sede provinciale.

La Spada di Damocle: numero di aprile

E’ uscito il nuovo numero del nostro giornalino, “La Spada di Damocle”, di cui vi invitiamo a diventare fan su facebook. Lo trovate qui sotto ma vi consigliamo di visualizzarlo a pieno schermo, buona lettura!

Corso di formazione politica

Siete tutti invitati al:

Partecipate numerosi!

Sei anni fa vedemmo come muore un italiano: Fabrizio Quattrocchi

Oggi ricorre il sesto anniversario della morte di Fabrizio Quattrocchi, un uomo che è morto mentre faceva il suo lavoro, particolare, duro, discusso, ma per quanto ci riguarda assolutamente rispettabile. Quando i terroristi autori del suo sequestro stavano per ucciderlo, Quattrocchi si rivolse loro e li sconfisse con una semplice frase, “adesso vi faccio vedere come muore un italiano”, non urlata, non ostentata, ma pronunciata quasi con freddezza, con un coraggio vero e non solo come maschera indossata per nascondere la paura. Questa è stata la vera sconfitta per quei terroristi, uccidere un uomo ma non piegarlo, non riuscire ad umiliarlo e a fargli rinnegare la sua identità.

Azione Giovani e Alleanza Nazionale intrapresero una forte campagna d’opinione perchè a Quattrocchi fosse assegnata la medaglia d’oro al valor civile, cosa che avvenne il 13 marzo 2006 su proposta del ministro dell’interno Pisanu e con firma del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Questa medaglia, e questo ricordo, oggi possono e devono ancora servire da esempio, ora che la minaccia terroristica e fondamentalista islamica sembra meno incombente, ma rimane purtroppo reale e pronta a colpirci non appena ne avesse l’opportunità.

Vi lascio con la bella canzone che la Gulliver Band ha scritto per ricordare Fabrizio Quattrocchi:

Sanità a Pordenone: quali prospettive?

Convegno dei giovani berlusconiani sul futuro della sanità in provincia

Messaggero Veneto — 04 aprile 2010   pagina 05   sezione: PORDENONE

La Giovane Italia, organizzazione giovanile del Pdl, ha organizzato per venerdì prossimo, alle 18.30, all’hotel Moderno di Pordenone, un incontro sulle prospettive della sanità nel Friuli occidentale. L’appuntamento è promosso dai coordinamenti provinciale e regionale dei giovani berlusconiani, in collaborazione col gruppo consiliare regionale, e particolare attenzione sarà data alle recenti scelte della Regione: dal piano socio-sanitario al nuovo ospedale di Pordenone. Saranno ospiti il consigliere regionale Franco Dal Mas ed esponenti della realtà sanitaria. «Il settore è in rapida evoluzione – afferma il coordinatore provinciale, Enrico Paludet – grazie alle scelte dell’amministrazione regionale finalizzate a renderlo più equo ed efficiente. L’incontro viene promosso da noi giovani a dimostrazione dell’interesse che nutriamo per la realtà che ci circonda, perchè possa essere un’occasione formativa su di un tema fondamentale come la salute. La finalità dell’incontro sarà anche quella di informare la cittadinanza e di invitarla a un’occasione di confronto costruttivo». Per il coordinatore regionale, Matteo Rizzato, «il nuovo piano socio-sanitario, la scelta degli ospedali riuniti e quindi il ruolo della nostra provincia con il nuovo nosocomio di Pordenone sono argomenti centrali per le nuove generazioni. Gli effetti delle attuali politiche in campo sanitario ricadranno per forza di cose sui giovani ed è opportuno che si facciano trovare pronti».

Cosa sarà la nostra Giovane Italia

Navigando verso nuovi approdi.

La Giovane Italia ancora non esiste. E’ un cantiere aperto, in cui tanti militanti stanno lavorando per erigere questa nostra nuova casa cercando di decidere, passo dopo passo, che forma avrà. Questo periodo di transizione, in cui due movimenti giovanili radicalmente diversi nella forma e nella sostanza stanno cercando di amalgamarsi e diventare un’unica cosa, sarà determinante per capire cosa sarà la Giovane Italia. Io ancora non lo so con precisione, vi posso dire pero’ con certezza cosa non voglio che diventi.

La Giovane Italia non sarà mai un mezzo per fare carriera politica: chi entra in un movimento giovanile deve essere guidato dalla passione e dagli ideali, non dall’ambizione personale. In un gruppo di 50 ragazzi forse solo uno diventerà un “politico”, ma tutti devono diventare amici, fratelli, uomini e donne che nella vita di ogni giorno si fanno portatori di idee e secondo queste vivono ogni aspetto della loro vita. Coerenza, lealtà, impegno e dedizione sono solo alcuni dei valori che dovranno contraddistinguere i militanti della Giovane Italia: non politicanti in erba, ma ragazzi puliti che dicono quello che pensano e distinguono le cose fra quelle giuste e quelle sbagliate, non fra quelle che gli portano vantaggi o meno. Dei kamikaze del 21° secolo, disposti anche perdere pur di non tradire i fratelli, ciò in cui credono o, peggio, loro stessi. Solo così, partendo dall’integrità e dal coraggio quotidiano, dall’umiltà del militante e dall’impegno disinteressato potremmo sperare che quell’unico “politico” che nascerà da questa nostra Giovane Italia sia un Politico nuovo, che antepone la collettività al personale, il futuro al presente, ciò che è giusto a ciò che è solo conveniente.

La Giovane Italia non sarà mai solo la somma dei “giovani del PDL”: perchè un movimento giovanile di un partito abbia veramente senso, questo deve avere una propria identità, una propria classe dirigente e soprattutto un’anima ribelle. La Giovane Italia dovrà avere il coraggio, e l’incoscienza, per dire al PDL anche dei no, dovrà esserne interlocutore leale ma intransigente. Solo con il coraggio delle  idee potremo crescere e aiutare realmente il nostro paese, non saremo mai dei signorsì, ma dei controllori attenti e sensibili al nuovo, a ciò che i giovani recepiscono e sentono prima dei “senior”. Cercheremo di essere i custodi della correttezza e della politica pulita, sentinelle pronte ad avvertire chi è alla guida del Popolo della Libertà quando sta per imboccare una strada sbagliata.

La Giovane Italia non sarà mai sinonimo di pensiero unico: noi sappiamo che è dal confronto che nasce l’idea, la consapevolezza, il progresso personale e del gruppo. Anche l’ultimo dei militanti dovrà dire cosa pensa, e non dovrà mai accadere che un’idea non abbia diritto di cittadinanza al nostro interno, ma tutte verranno discusse e valutate senza dogmi o preconcetti. Noi archiviamo le ideologie del ‘900, i dogmi e gli schieramenti preconfezionati. Noi navigheremo in mare aperto, tracciando nuove rotte e cercando approdi ora sconosciuti. Siamo esploratori e sognatori, forse non sappiamo ancora quale sarà la nostra meta, ma abbiamo dannatamente chiaro come intendiamo affrontare questo percorso.

E non ci faremo fermare da nessuno.

Online :)

La Giovane Italia è finalmente online! :)

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